Il lead time è l’intervallo di tempo necessario ad un’azienda per soddisfare la richiesta di un cliente. È una metrica scomponibile in parti più piccole (es.: lead time di approvvigionamento, di produzione, di magazzino, di trasporto ecc…).
‘Il tempo è denaro’ è probabilmente il luogo comune più abusato e ripetuto fino allo sfinimento, eppure in ambito supply chain rappresenta proprio il punto focale del problema.
Maggiore è il tempo impiegato, maggiore sarà il costo di inventario e più lenta sarà la risposta alle richieste del cliente (col il rischio, peraltro, di incorrere in penali). Che si parli di partner industriali B2B o consumatori finali, i clienti sono sempre più sensibili al fattore tempo, che influenza il loro acquisto quando scelgono tra diversi fornitori o brand. Questo perché dal loro punto di vista non va valutato solo il prezzo, ma anche il costo del tempo atteso per la spedizione e consegna, che va ad addizionarsi alla spesa. Il lead time è forse per questo la variabile competitiva più cruciale nel mercato di oggi: ha un impatto diretto sulla soddisfazione del cliente, sull’efficienza operativa e sulla redditività aziendale.
Il lead time è l’intervallo di tempo che intercorre fra il momento dell’emissione dell’ordine da parte di un cliente e la consegna della merce. Conosciuto anche come »tempo di attraversamento«, »tempo di risposta« o »tempo di consegna«, resta un concetto fondamentale per qualsiasi manuale di ingegneria gestionale o di logistica. Questo a maggior ragione nell’era dell’e-commerce, dove riveste un ruolo strategico, ma anche come indicatore generale dell’efficienza del magazzino.
Dal punto di vista del cliente il lead time rappresenta quindi il tempo tra ordine e consegna, dove si può parlare di fatto di order cycle time (OCT) o order-to-delivery cicle (= ciclo ordine-consegna). In questo caso non è altro che la somma algebrica del tempo speso per ogni azione che abbia lo scopo ultimo di evadere un ordine (es.: registrazione e trasmissione ordine, ricevimento ordine, produzione o assemblaggio, passaggio al magazzino per la composizione della spedizione, preparazione della documentazione necessaria per l’uscita merce, imballaggio, trasporto, consegna). È bene comprendere che ciascuna di queste fasi comporta delle tempistiche di esecuzione che, a causa di processi inefficienti o colli di bottiglia, si possono dilatare notevolmente e generare un effetto cumulativo su quello che è il lead time totale (dai 5 ai 25 giorni nei casi peggiori).
Dal punto di vista finanziario, è rilevante anche il cash-to-cash cycle time: il tempo che intercorre dal pagamento dei fornitori (uscita di cassa) all’incasso dai clienti (entrata di cassa). Più questo ciclo è lungo, maggiore è il fabbisogno di capitale circolante. La riduzione del lead time operativo contribuisce direttamente ad accorciare il cash-to-cash cycle.
»Lead time« è un termine ombrello sotto cui ricadono diverse metriche temporali, ciascuna riferita a una fase specifica della supply chain:
Va da sé che il lead time sia un fattore sempre più critico: il contesto in cui si opera è frenetico, le risposte devono essere immediate. Di conseguenza, i magazzini diventano luoghi in cui si gioca la partita della competitività: il cliente è soddisfatto del servizio se la sua richiesta viene evasa nel minor tempo possibile. E il servizio si misura (anche, e in maniera indiretta) con questa metrica. Al contempo, però, il magazzino è un luogo sempre più complesso, in cui il numero di referenze non fa che aumentare. Il che ha ricadute sullo stock, sulle scorte. Ridurre il lead time si configura anche nell’opportunità di abbassare il livello delle scorte senza rischiare nessuna rottura dello stock.
Le scorte giocano un ruolo centrale in un magazzino smart, innanzitutto perché si configurano come costi per l’imprenditore: gli esperti sostengono che una corretta gestione delle scorte può far diminuire il valore del magazzino fino al 40%. Le scorte però, per una logistica efficiente ed efficace che oggi più che mai richiede tempi da record nell’evasione degli ordini, vanno gestite nella maniera ottimale. Perché se è vero che dal punto di vista meramente amministrativo possono essere interpretate come il coacervo di capitali stoccati, è anche vero che che rappresentano un servizio al cliente. In altre parole, devono solo essere gestite e conosciute al meglio (attraverso i KPI). Anche perché il livello di scorte non è un numero empirico, ma è governato da due variabili: il livello di lead time e il livello di scorte di sicurezza. Dunque, è un numero che cambia nel tempo: il monitoraggio continuo di questa metrica di performance è dunque strategico.
Il lead time sarà inferiore in un magazzino che lavora efficacemente ed efficientemente, mentre misurerà tempi biblici in quei magazzini in cui tutto è lasciato al caso. Secondo un approccio lean, fondamentale è abbattere le »3 mu giapponesi«: muda (sprechi), muri (sovraccarichi); mura (squilibri). È a partire da questo concetto che si sviluppa concretamente l’obiettivo del lead time management: collegare i tempi di produzione e approvvigionamento con le reali esigenze del mercato. Qui bisogna distinguere tra:
In molte supply chain, l’efficienza di flusso è bassa: spesso meno del 10% del tempo totale della pipeline è effettivamente a valore aggiunto. Ebbene, secondo Christopher Martin, dal suo libro »Logistics & Supply Chain Management«, la maggior parte delle organizzazioni soffre di un lead-time gap: il tempo necessario per approvvigionare, produrre e consegnare un prodotto (lead time logistico totale) è superiore al tempo che il cliente è disposto ad aspettare (ciclo d’ordine del cliente).
Tradizionalmente, questo divario viene colmato con le scorte basate su previsioni, che però sono spesso imprecise. La soluzione strategica consiste nel ridurre questo gap accorciando i tempi logistici e migliorando la visibilità della domanda reale per »anticipare« le necessità del cliente. Ecco come ridurre il lead time in 3 step principali:
Il flusso logistico in magazzino ha uno scopo se vogliamo molto semplice: spostare la merce da un luogo A (luogo di produzione) a un luogo B (luogo di consegna). Compito della logistica efficiente è gestire e ottimizzare al meglio lo spazio e le fasi che intercorrono tra il punto A e il punto B, affinché questa distanza sia percorsa nel minor tempo possibile.
La prima cosa da fare è ridurre le operazioni inutili, ossia tutte quelle operazioni che da tempo si perpetuano quotidianamente nel magazzino senza che ce ne sia una reale necessità (viaggi a vuoto, ricerca di pacchi o materiali non trovati, …). Ecco tutti gli step per ridurre il lead time logistico in magazzino:
Ad esempio, il modulo »Mission Manager« del WMS silwaSUITE, porta a una riduzione dei costi del 5-10% e un taglio del dei tempi di attraversamento da 4,8 a 2,5 giorni. Clienti Stesi in ambito e-commerce alimentare e retail sanno ridotto il lead time di consegna a 1,5 giorni.
Se il magazzino ottimizza lo spazio e lo spostamento, la produzione deve ottimizzare il tempo di attraversamento (throughput time). Intervenire sul lead time produttivo significa trasformare l’officina in un ecosistema fluido, eliminando i »tempi morti« che non aggiungono valore al prodotto finale. Ecco i pilastri su cui agire per ridurre il lead time di produzione:
I cicli di vita dei prodotti si stanno accorciando. Una combinazione tra cambiamenti tecnologici e l’evoluzione della domanda dei consumatori porta alla nascita di un mercato volatile, dove il prodotto può diventare obsoleto quasi appena dopo la sua immissione sul mercato (o perlomeno non appena dopo l’arrivo della generazione successiva di prodotti).
Cosa comporta questo per la supply chain?
Cicli di vita prodotto più corti richiedono inevitabilmente dei lead time più corti. Questo significa che le aziende sono chiamate a rispondere molto tempestivamente alle richieste del cliente e la situazione si complica indubbiamente quando queste richieste sono personalizzate. Il range di calcolo delle tempistiche in questi casi non si ferma solo al tempo che intercorre tra ordine e consegna, bensì si estende dalla progettazione, fino all’approvvigionamento, produzione, movimentazione, fino alla consegna finale.
Ma un vero lead time management strategico non tiene conto solo della velocità, tiene conto anche dell’affidabilità. Per stare al passo è fondamentale ottenere un livello di ottimizzazione logistica e produttiva tale per cui ogni fase della supply chain è studiata e gestita con metodo e strategia. Noi di Stesi facciamo proprio questo: con un’esperienza maturata dal 1996, accompagniamo le aziende verso il loro percorso di digitalizzazione, trasformando la supply chain in vantaggio competitivo. Se vuoi ridurre l’impatto dei tempi sulle performance e i costi della tua azienda, conosciamoci. Potrai prenotare 4 ore di consulenza gratuita presso i nostri consulenti logistici.
Nel contesto della supply chain ne esistono diversi tipi, ciascuno relativo a una specifica fase del processo: lead time di approvvigionamento (procurement); lead time di produzione (production); lead time logistico (logistics); order cycle time (order-to-delivery); lead time di trasporto (transportation); lead time di consegna (delivery); cash-to-cash cycle time; lead time end-to-end (relativo all’intera supply chain).
Ci sono diversi modi di calcolarlo. In ambito supply chain, il calcolo standard è il seguente:
Lead time = Data di consegna – Data dell’ordine
Per un’analisi granulare è possibile scomporre il tempo totale nei suoi componenti principali:
Lead time totale = tempo di pre-elaborazione + tempo di processo + tempo di attesa + tempo di trasporto