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KPI logistica: guida agli indicatori chiave per monitorare e ottimizzare la supply chain

13.01.2026

Nell’attuale organizzazione aziendale, il controllo della produttività operativa è diventato un aspetto cruciale. È da qui che deriva l‘importanza dell’analisi dei KPI (acronimo di Key Performance Indicators), indicatori di prestazione che consentono alle imprese di misurare in modo chiaro e obiettivo i propri processi grazie alla raccolta di dati rilevanti.

Nel settore della logistica, come in molti altri, i KPI si sono quindi trasformati in metriche fondamentali per monitorare le performance aziendali: dall’approvvigionamento allo stoccaggio delle merci fino alla loro distribuzione.


Negli ultimi tempi, l’aumento significativo delle spese logistiche ha reso imperativo per le aziende trovare soluzioni efficaci per monitorare e ottimizzare la supply chain. In tal senso i KPI della logistica hanno dimostrato in fretta il loro valore. Un sondaggio condotto da APQC, l’American Productivity & Quality Center, ha rivelato che le imprese che implementano un’analisi strutturata dei KPI riescono a migliorare le performance (secondo il 48% delle imprese), garantire qualità e coerenza (46%), ottimizzare l’uso delle risorse (44%), ridurre i costi (44%) e aumentare i ricavi (33%).
Ma quali sono i KPI logistici da monitorare con maggior attenzione? Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato Enzo Cancian, CEO & HR di Stesi che ci guiderà sugli indicatori di performance chiave nella logistica, dall’approvvigionamento alla spedizione.

Senza dati, sei solo un’altra persona con un’opinione

KPI: cosa sono i Key Performance Indicator nella logistica

Prima di passare ai KPI per la logistica, sottolinea Enzo Cancian, »è doveroso definire cosa sono i Key Performance Indicators«. I KPI, acronimo inglese di Indicatori Chiave di Prestazione, sono valori numerici che misurano le prestazioni di specifici processi aziendali. Queste metriche si caratterizzano per essere obiettive, critiche, sintetiche, significative e prioritarie, e, proprio per questo, rendono possibile valutare al meglio le prestazioni aziendali nel tempo.

Per quanto tutte le aziende possano prestare attenzione ai KPI che misurano costi, tempi, qualità del processo e il suo volume, per la logistica i KPI riflettono le diverse fasi logistiche, tra cui il ricevimento merci, lo stoccaggio, l’efficienza del picking, la gestione delle scorte, le spedizioni, le consegne, il trasporto e la gestione dei resi.

Questi indicatori, che sono specifici per l’operatività dell’impresa, come naturalmente altri KPI (es. economici, finanziari, reddituali etc. etc.) sono fondamentali per gestire gli asset materiali e intangibili di un’azienda e sono indispensabili per limitarne il risk management aziendale. Per una corretta ed effettiva gestione aziendale, è basilare monitorare costantemente questi indicatori, in quanto possono determinarne il successo o il fallimento di un’impresa.

KPI logistici: a cosa servono?

I KPI logistici svolgono un ruolo fondamentale nell’ambito della gestione aziendale, in quanto offrono una serie di benefici cruciali:

  1. Programmare le attività e coordinare le risorse: attraverso la misurazione dei flussi previsti, dei carichi di lavoro e delle code, i KPI della logistica consentono la programmazione precisa delle attività e delle risorse »sia in termini di risorse umane che di strumenti e attrezzature«, come dice Cancian. Questa pianificazione basata su dati oggettivi migliora naturalmente l’efficienza operativa.
  2. Controllare le attività e le risorse: gli indicatori per la logistica permettono il controllo costante delle attività logistiche, delle risorse impiegate e della struttura aziendale. L’analisi a consuntivo della produttività, del livello di servizio, degli errori e di altri parametri cruciali offrono un quadro dettagliato dell’andamento dei processi e dell’eventuale necessità di correzioni tempestive.
  3. Supportare l’attività di analisi e miglioramento: gli indicatori KPI forniscono dati che supportano l’analisi dei processi logistici. Questi dati sono essenziali per individuare aspetti critici e misurare i risultati ottenuti da interventi di riorganizzazione, contribuendo così al miglioramento complessivo dell’organizzazione logistica.
  4. Coinvolgere gli operatori: l’utilizzo dei KPI logistici consente di coinvolgere gli operatori nel processo di valutazione delle performance. »Collegando i risultati raggiunti a sistemi premianti« spiega Cancian, »si incentivano gli operatori a contribuire attivamente all’efficienza e al successo dell’azienda«.
  5. Tener sotto controllo i KPI della logistica di magazzino permette alle aziende di basare le attività logistiche su dati effettivi, garantendo una pianificazione precisa, un controllo continuo dei processi, interventi tempestivi e, in definitiva, un miglioramento complessivo dell’intera supply chain.

    »Non puoi migliorare ciò che non puoi misurare«

KPI nella logistica: le diverse tipologie

Dunque, quali sono i KPI più importanti per la logistica? Per Enzo, gli indicatori più rilevanti per le imprese sono quelli che »fotografano« le prestazioni di quelle che sono le fasi stesse della supply chain, ovvero: approvvigionamento delle risorse, gestione del magazzino e dell’inventario, trasporti e spedizioni, gestione dei resi nella logistica inversa. »Con un occhio di riguardo« precisa Enzo »per tutti gli indicatori di sostenibilità, aspetti trasversali rispetto le diverse fasi operative«.

KPI per approvvigionamento e ricevimento (Inbound)

Naturalmente, in ambito logistico la prima fase da considerare è quella dell’approvvigionamento delle scorte, materie prime, prodotti semilavorati o prodotti finiti che siano. Per monitorare questa fase e garantirsi la sua ottimizzazione alcuni dei parametri più importanti sono:

  • SPI – Supplier Performance Index (tasso di performance del fornitore): spesso declinabile nel tasso di consegne non ricevute o non riuscite, questo KPI misura la qualità e affidabilità dei fornitori, calcolando appunto la percentuale di ordini non ricevuti o rifiutati a causa del mancato rispetto da parte del fornitore degli accordi di fornitura.

  • Livello di conformità dei fornitori: in questo caso, pur trattandosi di un KPI che monitora l’affidabilità del fornitore, l’indicatore tiene in considerazione il livello di ritardi nella consegna dei prodotti acquistati al magazzino.

  • Procurement lead time (tempo di approvvigionamento): tra gli indicatori della logistica, questo KPI consente di calcolare il tempo che intercorre tra l’emissione dell’ordine al fornitore e il momento della ricezione della merce in magazzino, ovvero il tempo necessario per ricevere un ordine dal fornitore.

  • Inbound Quality Rate: il tasso di qualità in entrata è la percentuale di materiali o prodotti ricevuti che sono conformi alle specifiche e pronti per l’uso senza necessità di ispezione, ritocco o reso. Perché serve: è uno dei maggiori costi nascosti. Merce difettosa in ingresso blocca la produzione, causa ri-lavorazioni e resi verso il fornitore.
    Formula: (numero di lotti conformi ricevuti / totale lotti ricevuti) x 100.

KPI di magazzino (Warehouse Operations)

Per assicurarsi una buona gestione e organizzazione del magazzino esistono diversi KPI interessanti da monitorare. Tra questi, secondo Enzo Cancian, i più importanti sono:

  • Dock-to-Stock Time (tempo da molo/banchina a scaffale): è il tempo medio che intercorre tra lo scarico di un camion e il momento in cui la merce è stoccata, registrata e »prenotabile« per la vendita/produzione. Misura l’efficienza del ricevimento.

  • Unit Storage Cost (costo unitario di stoccaggio): questo specifico KPI indica il rapporto tra i costi di stoccaggio e la capacità totale del magazzino (o, in altri casi, la capacità raggiunta in specifici momenti considerati di riferimento) per fornire indicazioni preziose rispetto ai costi di mantenimento di magazzino.

  • Warehouse Cycle Time (tempo di evasione interna): questo indicatore riflette il tempo impiegato per ricevere, elaborare e spedire un ordine. È molto utile, evidenzia Enzo, per valutare l’efficienza di magazzino.

  • Impiego dello spazio di magazzino: questo KPI mette in luce il rapporto tra lo spazio di magazzino utilizzato e quello disponibile. Il risultato è un dato utile a compiere una serie di importanti valutazioni a comprendere la riorganizzazione dello spazio o la sua espansione.

  • Picking Accuracy (accuratezza di picking): è la percentuale di righe o ordini prelevati senza errori (prodotto sbagliato o quantità sbagliata). È direttamente legata alla soddisfazione del cliente e ai costi di ritorno.
    Formula: (numero di righe con errori / totale righe prelevate) x 100. Ad esempio: se in un giorno, su 12.000 righe prelevate, sono stati registrati 48 errori, ottengo –> (48 / 12.000) x 100 = 99,6%. La soglia d’allarme più comune di accuratezza picking è < 98%.

  • OCT – Order Cycle Time (tempo ciclo ordine): più specifico del Warehouse Cycle Time, è il tempo medio che intercorre dal momento in cui un ordine viene rilasciato al magazzino al momento in cui è imballato e pronto per la spedizione. Misura l’agilità e, indicativamente, un OCT al di sotto delle 4 ore per 100 articoli indica un magazzino sano e reattivo. La soglia d’allarme potrebbe essere > 8 ore: potenzialmente indicativa di qualche collo di bottiglia nel picking e packing.

  • Lines Picked per Hour (righe prelevate all’ora): misura la produttività dell’operatore o del sistema di picking. Si può declinare per operatore, squadra, o per l’intero magazzino.

  • MHE Utilisation (rateo di utilizzo delle attrezzature): il cosiddetto Material Handling Equipment Utilisation indica quanto sono usati carrelli elevatori, sistemi di picking vocale, etc… Aiuta ad ottimizzare gli investimenti.

KPI di inventario (Inventory Control)

Considerata l’importanza del tracciamento e delle analisi dei movimenti delle scorte lungo la catena di approvvigionamento, non sorprenderà sapere che quando si tratta di inventario esistono tutta una serie di KPI da considerare con attenzione. L’aspetto più interessante di questi specifici KPI logistici, afferma Enzo, è che consentono di organizzare con maggior efficienza ed efficacia le fasi di rifornimento.

  • Indice di rotazione: KPI di magazzino che riflette il numero di volte in cui l’inventario viene rinnovato in uno specifico periodo di tempo. Il turnover dell’inventario consente di conoscere quante volte in un anno (o nel lasso temporale scelto) i prodotti stoccati completano l’intero ciclo di attività.
    Formula: costo delle merci vendute (COGS) / valore medio dell’inventario

  • Rottura di stock: questo prezioso KPI consente di conoscere la percentuale di ordini che non sono stati soddisfatti a causa di mancanza di scorte in magazzino. Naturalmente, l’obiettivo dev’essere quello di mantenere questo KPI molto basso, anche per mantenere salda la soddisfazione dei clienti.

  • Inventory Accuracy (accuratezza dell’inventario): il KPI che indica la percentuale di corrispondenza tra inventario fisico e inventario registrato. Più alto è il grado di accuratezza più la gestione dei prodotti può definirsi ottimale.
    Formula: (numero SKU con conteggio corretto / totale SKU inventariati) x 100

  • DIO – Days of Inventory Outstanding (giorni di copertura): numero medio di giorni in cui il capitale è »bloccato« nell’inventario. È un ponte fondamentale tra logistica e finanza e aiuta a ottimizzare il cash flow. Risponde alla domanda: »Con le scorte che ho, per quanti giorni posso soddisfare la domanda?«. Un buon valore per questo KPI verte tra i 30 e 60 giorni (ma dipende fortemente dal settore). Soglia d’allarme indicativa: >90 giorni.
    Formula: (valore medio dell’inventario / costo delle merci vendute) x 365 (o giorni del periodo).

KPI per spedizioni e trasporto (Outbound & Logistics)

»La seconda fase del processo logistico«, continua Enzo, »riguarda invece la circolazione e il trasporto delle merci«. Per conoscere al meglio questa fase, e gestire quindi in modo ottimale i trasferimenti di materiali tra i vari nodi, è utile considerare metriche come:

  • Costo trasporto per vendita: questo Key Performance Indicator mette in luce il rapporto fra i costi totali del trasporto e le vendite realizzate, ciò per verificare la sostenibilità delle spese logistiche aziendali.

  • OTDR – On Time Delivery Rate (tasso di consegne puntuali): questo KPI per i trasporti riflette il rapporto fra le consegne effettuate entro i limiti concordati con i clienti e il totale delle consegne effettuale per indicare l’efficienza dei trasporti. Naturalmente, questo KPI aiuta non soltanto a stabilire l’eventuale necessità di una flotta più consistente per effettuare le consegne, ma anche la soddisfazione dei clienti. Soglia d’allarme tipica: <90%.
    Formula: (numero consegne puntuali / totale consegne effettuate) x 100.

  • Livello di utilizzo della flotta: questo KPI può essere inteso come un indicatore di peso o volume, cui obiettivo coincide nel monitorare il livello di saturità della flotta.

  • First Attempt Delivery Success Rate (tasso consegna al primo tentativo): percentuale di pacchi consegnati con successo al primo tentativo. È il KPI chiave per l’e-commerce e l’ultimo miglio.
    Formula: (consegne riuscite al 1° tentativo / totale consegne inizializzate) x 100.

  • Cost per Successful Delivery (costo per consegna riuscita): più preciso del costo di trasporto per vendita. Tiene conto dei costi dei tentativi falliti.
    Formula: totale costi operativi / numero consegne a buon fine.

KPI di logistica inversa (Reverse Logistics)

La logistica inversa, spesso vista come un centro di costo, è in realtà un’area strategica per la fidelizzazione del cliente e il recupero di valore. Monitorare i resi significa ottimizzare un processo che impatta direttamente anche sulla redditività e sulla sostenibilità. I seguenti KPI aiutano a trasformare la logistica inversa in una leva competitiva:

  • Return Processing Time (tempo di elaborazione del reso): è il tempo medio tra la ricezione di un reso in magazzino e la sua disposizione finale (rimessa a stock, smaltimento, rimborso). È importante monitorarlo perché resi veloci aumentano la soddisfazione del cliente e liberano capitale (merce rimessa a stock).
    Formula: (numero resi elaborati / totale resi ricevuti) x 100.

  • RTV – Return to Vendor Rate (tasso di reso al fornitore): percentuale della merce ricevuta che viene rispedita al fornitore per non conformità. Misura la qualità dell’approvvigionamento e l’efficacia dei controlli in entrata.
    Formula: (valore della merce restituita ai fornitori / valore totale degli acquisti) x 100.

  • ROR – Return on Recovery (ritorno sul recupero): percentuale del valore delle merci rese che viene recuperata attraverso la rivendita, il riutilizzo o il riciclo. Misura l’efficacia finanziaria del processo di logistica inversa.
    Formula: (Valore recuperato dai resi / Valore totale dei resi) x 100.

KPI di sostenibilità

Oggi l’efficienza logistica non si misura solo in termini di costi e tempi, ma anche di impatto ambientale. Come ci spiega bene Cancian »Integrare KPI di sostenibilità nella propria dashboard di controllo aiuta a ridurre sprechi, migliorare l’immagine aziendale, aiutare nella sua compliance e anticipare normative sempre più stringenti e numerose« Vediamo i principali indicatori che quantificano il percorso verso una supply chain più responsabile:

  • Carbon Emissions per Shipment (emissioni di CO2 per spedizione): espresso in kg di CO2eq. Sempre più richiesto da clienti B2B, consumatori finali e stakeholders. Come obiettivo indicativo comune, una riduzione del 5% annua è un ottimo punto di partenza per questo KPI.
    Formula: emissioni totali del trasporto in kg di CO2eq / numero totale spedizioni.
  • Fuel Efficiency (efficienza del carburante) per flotta: Km/litro o litri per 100km. Si collega all’ottimizzazione dei percorsi.
  • WWR – Warehouse Waste Recycling Rate (tasso di riciclo rifiuti magazzino): percentuale dei rifiuti totali prodotti in magazzino che viene deviata dalla discarica grazie a riciclo o riutilizzo. Misura l’impegno verso l’economia circolare.
    Formula: (peso rifiuti riciclati / peso totale rifiuti) x 100.
  • PUR – Packaging Utilization Rate (tasso di utilizzo imballaggio): questo Key Performance Indicator misura l’efficienza nell’uso dei materiali di imballaggio, confrontando il volume della merce con il volume dell’imballaggio utilizzato (aiuta a ridurre sprechi e costi).
    Formula: (volume della merce / volume dell’imballaggio utilizzato) x 100.

KPI logistici per prendere decisioni concrete: alcuni esempi concreti

Il monitoraggio degli indicatori di performance chiave nella logistica permette ai decisori di moltissime realtà aziendali di trasformare le proprie percezioni soggettive in decisioni basate su dati concreti. »In un contesto logistico di magazzino strutturato, l’analisi dei KPI operativi si rivela determinante per il monitoraggio delle prestazioni dei picker, ad esempio, misurate considerando il numero di righe prelevate al giorno e le interruzioni durante l’esecuzione delle liste di prelievo« spiega Enzo. Questo permette di capire se il numero di magazzinieri presenti è commisurato all’effettiva necessità, mentre l’analisi delle interruzioni (spesso dovute a rotture di stock o a richieste urgenti) evidenzia i margini di miglioramento con l’obiettivo di ridurle progressivamente fino ad azzerarle. Enzo ci ha quindi descritto un paio di esempi concreti di aziende clienti che, grazie all’analisi dei KPI, sono riuscite a migliorare le prestazioni e ottimizzare il magazzino.

Alpla: KPI nel settore packaging

In Alpla, azienda internazionale produttrice di packaging in plastica, è stata fondamentale la misurazione dei tempi di esecuzione delle missioni di trasporto, analizzati per tipologia di missione. Questo KPI ha consentito di individuare colli di bottiglia ricorrenti e di intervenire sul layout del magazzino, ridisegnando i flussi per rendere i percorsi più fluidi ed efficienti.

Quadrifoglio Group: KPI nel settore arredamento

Nel caso di Quadrifoglio Group, realtà specializzata nell’arredo per ufficio, la rilevazione strutturata dei tempi di fermo operatore ha fornito una visione chiara delle cause di inattività. Quando l’operatore non risulta »attivo« nella piattaforma silwa, il software WMS di Stesi, gli viene chiesto di indicare la causale di fermo. Questo aiuta:

  • il cliente a capire quali sono i motivi per cui un operatore è costretto a fermarsi per effettuare altre operazioni;
  • a calcolare l’effettiva capacity giornaliera per magazziniere;
  • a trovare soluzioni per diminuire i fermi.

Misurare per decidere: il ruolo strategico dei KPI nella logistica

Come abbiamo visto fin qui grazie all’aiuto del nostro CEO & HR, Enzo Cancian, i KPI si presentano sempre più come pilastri fondamentali delle aziende moderne. Tuttavia, essendo i KPI strumenti che devono essere adattati al contesto aziendale e calibrati in base agli obiettivi specifici e alle esigenze uniche di ciascuna organizzazione, non è possibile parlare a priori di indicatori più importanti di altri.

Definire a monte quali obiettivi si vogliono raggiungere e quali indicatori servono per misurarli è infatti la base di qualsiasi progetto di project management e di miglioramento continuo. Ogni soglia critica, target o livello di servizio devono essere declinati in modo coerente con il contesto specifico dell’azienda: una PMI manifatturiera, un 3PL o un grande gruppo industriale avranno priorità, vincoli e leve decisionali molto diverse. Altro aspetto importante da considerare è che indicatori di Performance diversi possono asservire a figure e ruoli aziendali diversi, anche se tutti in riferimento alla logistica e alla supply chain.

»Una cosa interessante da notare« puntualizza il nostro CEO, Enzo Cancian, »è che tra gli indicatori di performance logistica che abbiamo menzionato ce ne sono alcuni che sono di grande interesse anche per CFO, CEO o Direttori Generali«. Da un lato, sono importanti per prendere decisioni sui futuri investimenti (come grazie al rateo di utilizzo di mezzi e attrezzature, per esempio); dall’altro per individuare e abbattere i costi nascosti (come nel caso di un impiego dello spazio di magazzino non efficiente). »Per non parlare dei KPI di sostenibilità, che se monitorati e ottimizzati abilitano l’impresa alla compliance normativa«. Insomma, una corretta analisi del dato nella logistica (se trasformata in azione) incide su numerosi aspetti di interesse per un decisore, quali:

  • i costi logistici che erodono il margine;
  • redditività generale;
  • sostenibilità ambientale;
  • competitività aziendale;
  • riduzione del rischio contrattuale e penali.

»Dal punto di vista di chi governa quotidianamente la supply chain, come Supply Chain Manager e Logistics Manager, il tema assume una valenza ancora più operativa« continua Enzo. Per queste figure, una raccolta e analisi dei KPI nella logistica permette di risolvere alcune criticità molto comuni. Alcune delle principali sono:

  • mancanza di visibilità end-to-end sui flussi;
  • difficoltà nel monitorare il rispetto degli SLA;
  • difficoltà nel dimostrare al CdA il valore di un investimento in logistica o IT.

In sintesi, la misurazione e l’analisi dei KPI consentono alle aziende di individuare le aree di miglioramento, ottimizzare le operazioni e, alla fine, aumentare la soddisfazione dei clienti. I dati rappresentano la chiave per comprendere lo stato di salute di un magazzino e, data la complessità della supply chain, la soluzione ideale è rappresentata da un WMS. Un sistema di Warehouse Management consente infatti di centralizzare i dati, standardizzare i processi, garantire tracciabilità e rendere misurabili le performance. Questo evita analisi frammentate o basate su informazioni incomplete.

Se desideri supporto nella pianificazione, nella definizione o nel monitoraggio dei KPI logistici, oppure vuoi approfondire come le soluzioni software Stesi possono aiutarti a trasformare i dati in decisioni operative, contattaci. Il nostro obiettivo è affiancare le aziende in un percorso di miglioramento continuo e trasformare le complessità della supply chain in vantaggio competitivo.

FAQ: domande comuni sui KPI nella logistica

Quali app aiutano a tracciare i KPI di magazzino, inventario e trasporto?

Per tracciare in modo efficace i KPI di magazzino e trasporto servono soluzioni software specializzate, come i WMS (Warehouse Management System) e i TMS (Transportation Management System), progettati per raccogliere automaticamente i dati operativi e aggiornarli in tempo reale. Questi sistemi permettono di monitorare produttività, errori, tempi di attraversamento, puntualità delle spedizioni e costi logistici.

Quali sono i 3 KPI più importanti per iniziare a monitorare un magazzino?

I tre KPI fondamentali per iniziare a monitorare un magazzino sono: accuratezza dell’inventario, l’accuratezza del picking e il tasso di consegna con successo per le spedizioni.

Come monitorare SLA e performance dei fornitori dal magazzino?

Il monitoraggio degli SLA e delle performance dei fornitori parte dalla tracciabilità delle attività di ricevimento e spedizione. Con un WMS integrato con il sistema di trasporto e l’ERP, è possibile misurare automaticamente indicatori come puntualità delle consegne, conformità agli ordini, tempi di scarico e qualità dei materiali. In questo modo è possibile valutare i fornitori e di intervenire rapidamente in caso di scostamenti dagli accordi contrattuali.

Come sapere se il magazzino sta facendo perdere soldi all’azienda?

Un magazzino può generare costi nascosti difficili da individuare senza un monitoraggio di KPI adeguato. Per valutare la presenza o meno di inefficienza economica esistono indicatori come: bassa rotazione delle scorte, utilizzo inefficiente dello spazio, errori di picking, tempi operativi elevati, … Misurare questi KPI consente di capire dove il margine viene eroso e di trasformare il magazzino da centro di costo a leva di competitività.



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